Sport & Desaparecidos. Correre nel nome di Miguel

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Correre, per il giovane Miguel Sanchez, era la cosa più bella del mondo. Era tutta la sua vita. Ogni mattina, prima che il sole cominciasse a rischiarare le umili strade di Villa España – la località nel dipartimento di Berazategui, sobborgo di Buenos Aires, dove si era trasferito con i genitori, i 9 tra fratelli e sorelle, e il cane Adam – indossava calzini e scarpette, una maglietta a maniche lunghe e una a maniche corte, una giacca impermeabile con il cappuccio; aggiungeva due piccole luci ai piedi (se faceva freddo anche parecchia crema sulle mani) e partiva. Quando terminava, prendeva il treno per la Capital Federal, dove lavorava come impiegato alla Banca provinciale di Buenos Aires dopo aver fatto per un po’ l’imbianchino. Di notte, prima di addormentarsi, a Miguel piaceva annotare su un piccolo taccuino ciò che gli era accaduto durante il giorno, ma, soprattutto, gli piaceva mettere in forma di poesia i propri pensieri più intimi, i propri desideri: scriveva d’amore, delle sue simpatie politiche, della “sua” Argentina, delle emozioni che provava prima di una gara. “Vado camminando verso la libertà, oh linea d’arrivo, sarò assolto solo quando di calpesterò […] Per un momento tutto questo occupa i miei pensieri alla partenza. Penso alla mia famiglia, ai miei amici, chiedo a Dio pace per il mio Paese. Recito un Padre Nostro, poi mi dimentico di tutto e vado. Tutti contro tutti, non importa il colore o la religione, corpo contro corpo, gambe contro gambe”. Aveva 22 anni, Miguel Sanchez, quando decise di lasciare lo sport che praticava fin da bambino, il calcio, per amore delle maratone, e 25 quando – rientrato dall’Uruguay dove aveva partecipato alla Carrera (la Corsa, ndr) di Maldonado con il club di Avellaneda a cui era tesserato – un gruppo di paramilitari fece irruzione a casa sua, sbraitando e rovistando dappertutto, lo minacciò con i mitra spianati, lo bendò e lo caricò su una Ford Falcon nera, l’automobile che per gli argentini simboleggiava, e ancora oggi simboleggia, il terrore della dittatura civico-militare capeggiata dal generale Jorge Videla. Era la notte, maledetta, tra il 7 e l’8 gennaio 1978: una notte da cui Miguel non ha più fatto ritorno. A lungo la famiglia ha continuato a cercarlo: ogni giorno ha “battuto” i commissariati, le prefetture, le sedi dell’intelligence militare, i tribunali, gli ospedali, chiedendo disperatamente sue notizie e ricevendo, in cambio, risposte vuote, indifferenti.

Il suo sarebbe rimasto probabilmente solo uno dei tantissimi nomi di vittime del terrorismo di Stato scolpiti nella pietra nel Parque de la memoria, a Buenos Aires, se non fosse stato per la curiosità del giornalista Valerio Piccioni, redattore della Gazzetta dello Sport, che vent’anni fa, dopo averne letto la vicenda in un libro, ha voluto incontrare due delle sorelle del maratoneta-poeta. «Ero rimasto profondamente colpito dalla storia e dalla personalità di Miguel e così, una volta a Roma, ho cominciato a pensare a qualcosa per ricordarlo: non volevo però che fosse il solito libro», racconta Piccioni. «Ho coinvolto il Club Atletico Centrale e, insieme, abbiamo deciso di organizzare per l’anno seguente (il 2000) una corsa di 10 chilometri lungo le vie di Roma e di chiamarla “La Corsa di Miguel”. Visto il successo dell’edizione italiana, nel 2001 anche in Argentina si è voluto omaggiare l’atleta desaparecido, prima con la Carrera de Miguel e poi con l’intitolazione di un viale nel barrio di Nuñez, nella Capitale, a cinque minuti dalla Esma, che è stato il più grande lager del Paese».

La Corsa di Miguel, divenuta con gli anni la “corsa dei diritti umani e della solidarietà”, torna quindi domenica 21 gennaio con ritrovo alle 8 allo Stadio dei Marmi, partenza alle 9.30 dal piazzale della Farnesina e arrivo allo Stadio Olimpico, dove va a concludersi anche la passeggiata contro il razzismo “Strantirazzismo”, che parte invece dal Ponte della Musica. Tra i partecipanti alla Corsa ci sono anche i runners di Athletica Vaticana, la community podistica formata da cittadini e dipendenti della Santa Sede costituita da monsignor Melchor Sanchez de Toca, podista anch’esso. Tra le novità di questa 19esima edizione della Corsa un gemellaggio con il mondo dello sport paralimpico e un altro con il Maxxi.

Monica Zornetta (Avvenire, 21 gennaio 2018)