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Se sui farmaci per contrastare o controllare l’ipertensione, il diabete, le sofferenze cardio e neuro vascolari, le patologie neurodegenerative e croniche stanno investendo le più importanti aziende farmaceutiche e biotecnologiche internazionali, sul software che permette di predire il possibile sviluppo di tali malattie (e cominciare per tempo le terapie adeguate) sta lavorando, negli Stati Uniti, un giovane scienziato italiano: Eugenio Zuccarelli.

Ventotto anni, genovese, una laurea in Ingegneria all’Università degli studi del capoluogo ligure, un master in Ingegneria biomedica e neuro tecnologie all’Imperial College di Londra, un altro in Analisi di business al MIT di Cambridge, Massachusetts, una collaborazione di alcuni anni con l’Nhs, il sistema sanitario nazionale inglese, Zuccarelli è uno dei “cervelli in fuga” che stanno velocemente cambiando il mondo.

Se n’è accorto anche il magazine Forbes, che lo scorso maggio – dopo la brillante risposta data dal ricercatore ligure durante la pandemia, quando ha co-realizzato un modello di machine learning che ha permesso alle istituzioni americane di individuare i clusters e prevedere il rischio di contagio nelle strutture per anziani – lo ha inserito nella classifica dei talenti under 30 da tenere d’occhio nel settore dell’healthcare e delle tecnologie complesse. Sua, per esempio, è l’applicazione che dà modo ad una persona amputata di controllare la protesi bionica ad un braccio con il solo uso del pensiero, suo è anche il programma che consente di incrementare le possibilità di sopravvivenza di un bambino operato a cuore aperto semplicemente tenendo conto di informazioni come l’orario in cui vengono effettuate le medicazioni e somministrate le medicine.

Dal 2020 in attività come Innovation data scientist presso il colosso americano Cvs Health, questo giovane studioso oggi “basato” a New York ha di recente ideato, insieme  con il suo gruppo di ricercatori, un software che mediante l’analisi e il calcolo dei big data, gli algoritmi di ultimissima generazione, punta a migliorare la qualità della vita delle persone. Si tratta di un sistema predittivo che combina l’Artificial Intelligence (AI), la data science e le neuroscienze allo scopo, ambizioso ma preciso, di aiutare il malato, il medico, il sistema sanitario nazionale e, nel caso americano, anche quello privato.

Per mezzo dell’analisi di un certo tipo di dati relativi al paziente e alla sua storia clinica (quante volte è andato all’ospedale, quante volte è stato visitato dal medico e altro) il software è in grado di scovare in anticipo il manifestarsi di patologie croniche come l’ipertensione e il diabete e di avvisare tempestivamente la persona interessata, fornendogli contestualmente informazioni utili ad evitare o rallentare l’insorgere di tale condizione. Oltre a ciò, può fornire al medico curante o specialista le informazioni utili per predisporre terapie personalizzate e al sistema sanitario, che negli Stati Uniti è fondato sulla copertura assicurativa integrativa privata, negoziata, il più delle volte, con il datore di lavoro, di risparmiare sui costi delle cure e sull’impiego di medici.

Il sistema progettato dal data scientist italiano rivela anche se un determinato paziente deve essere sottoposto o meno a specifici (e costosi) trattamenti o ad interventi chirurgici sulla base delle reali probabilità di successo; inoltre, controllando l’acquisto dei medicinali che egli effettua nelle farmacie della catena Cvs, stabilire se la terapia è idonea e se la sta eseguendo in maniera corretta.

A questo importante risultato, ottenuto in una nazione dove non esiste alcuna forma di assicurazione sanitaria obbligatoria, dove gli ospedali sono gestiti da companies private, dove, ancora, l’aspettativa di vita è bassa e altrettanto basso è l’accesso alle cure (mentre, paradossalmente, gli investimenti pro-capite e il numero dei malati cronici restano tra i più alti dell’Ocse),  Eugenio Zuccarelli è approdato dopo anni di ricerche. Ai tempi del master londinese ha creato il software che permette al paziente di muovere la protesi tramite il pensiero; insieme con un team di lavoro sorto al MIT ha realizzato un progetto che consente, grazie al machine learning e attraverso una semplice videoconferenza, di analizzare il tono della voce e le espressioni del volto di una persona al fine di comprenderne lo stato emotivo. Questo progetto, chiamato Project Us, è stato presentato lo scorso maggio a New Orleans nell’ambito delle conferenze Sigchi.

«Tramite il machine learning riusciamo, quindi, a fare innovazione e possiamo avere un impatto positivo sulla vita delle persone», conclude lo scienziato, che nonostante i successi nel mondo anglosassone, coltiva il sogno di tornare a lavorare nel nostro Paese, «per contribuire a farlo diventare leader nell’ambito delle nuove tecnologie», come ha di recente dichiarato in una intervista su Fortune Italia.

«Ho cominciato a percorrere questa strada mosso dall’esigenza di approfondire il tipo di impatto che la AI ha sulle persone e oggi so che può essere enorme e positivo. Per questo voglio continuare a creare modelli capaci di fornire informazioni in un linguaggio comprensibile ai medici e ai decision makers perché, questo l’ho capito con l’esperienza, per un medico è certamente fondamentale essere aggiornato ma non meno importante è il saper comunicare con i propri pazienti».

Monica Zornetta (Avvenire, 8 agosto 2022)