Senti chi (non) parla: la biodiversità a prova di Ecoacustica
24/04/2024

Vi siete mai domandati che cosa c’è dietro le tavolette di cioccolato che tanto vi piacciono, oppure i cereali, lo zucchero e i biscotti con cui fate la prima colazione? Quale storia hanno le banane, gli ananas, la frutta secca o il caffè e il tea che preferite? Coloro che li raccolgono o li producono godono, cioè, di una giusta retribuzione e lavorano in condizioni di sicurezza? Possono contare sull’assistenza medica e su una rete di protezione dallo sfruttamento delle organizzazioni criminali? Se questi prodotti portano il marchio Fairtrade la risposta è sì.

L’ormai famoso bollino con il cerchio azzurro e verde su fondo nero, molto simile al Tao, certifica infatti che i prodotti su cui è applicato sono coltivati o realizzati secondo i criteri del commercio equo e solidale e perseguono un obiettivo: generare un impatto virtuoso nelle persone e nell’ambiente.

Fondato più di quarant’anni fa per sostenere le battaglie dei caficultores messicani vittime del crollo dei prezzi del caffè in tutto il mondo, dalla metà degli anni Novanta il marchio è presente anche nel nostro Paese, dove lavora in partnership con numerose aziende che aiuta nell’approvvigionamento di materie prime certificate e nel consolidamento di filiere etiche per i lavoratori e per la natura. Attualmente sugli scaffali delle decine di migliaia di punti vendita italiani, tra supermercati e negozi, è possibile trovare 2400 articoli “socialmente responsabili” compresi cosmetici, fiori e piante.

Il valore delle vendite dei prodotti con almeno un ingrediente certificato – precisa Fairtrade Italia dalla sua sede centrale, a Padova – è di 580 milioni di euro e l’impegno per migliorare il sistema di tracciabilità e assicurare che la quantità di ingrediente presente nel prodotto finale coincida il più possibile con la quantità effettivamente venduta dai contadini, è costante. «I nostri standard hanno aiutato lavoratori e comunità nel mondo con risultati importanti in termini di accesso all’educazione, alla salute e a nuove opportunità per le donne. Ma la battaglia è lontana dalla vittoria», continua l’organizzazione. «Faitrade è parte di una soluzione a lungo termine ma non può risolvere, da sola, i problemi delle filiere che hanno radici profonde nello sfruttamento dei più poveri».

Per far conoscere il buono che c’è dietro ai prodotti equi e solidali torna perciò, anche quest’anno, la campagna “La Grande Sfida Fairtrade” che coinvolge scuole, associazioni e oltre un centinaio tra bar, ristoranti e caffetterie di tutta Italia. Per tre giorni, dal 10 al 12 maggio, ciascuno di noi potrà condividere sui propri profili Instagram e Facebook uno scatto della colazione o della pausa caffè che farà a casa, al bar o in ufficio con i prodotti Fairtrade.

L’11 maggio, inoltre, in occasione della Giornata mondiale del commercio equo e solidale, insieme alle merende le scuole organizzeranno anche interventi dedicati ai temi della giustizia sociale e della sostenibilità ambientale, approfondendo in particolate l’aspetto delle filiere agricole globali e della tutela della dignità dei lavoratori agricoli e dei piccoli produttori locali.

La cooperativa di coltivatori di ananas Coopepiña, per esempio, nella Provincia nordestina di Guanacaste, nel Costa Rica, è uno degli esempi. Prima di organizzarsi in cooperativa, i 32 soci agricoltori residenti nel distretto di Pital cercavano di sopravvivere nel mercato tradizionale fronteggiando (o più spesso subendo) le condizioni dettate dai grossi compratori, che acquistavano solo in certi momenti dell’anno e pagavano molto poco. I lavoratori di Coopepiña hanno utilizzato il Premio per realizzare un vivaio di piante autoctone con cui avviare un progetto di riforestazione, costruire alcune fermate dell’autobus, fornire materiale didattico alle scuole e commissionare importanti analisi scientifiche del suolo. «In un contesto dove la maggior parte del mercato degli ananas è monopolizzato dalle grandi imprese», conclude Fairtrade Italia, «il supporto al miglioramento tecnico della produzione è fondamentale per assicurare un futuro a queste piccole comunità di lavoratori. Permette loro di competere sul mercato e sviluppare nuovi progetti per il futuro».

Monica Zornetta (L’Economia Civile – Avvenire, 8 maggio 2024)

il link: https://www.avvenire.it/economiacivile/pagine/scuole-terre-e-diritti-cos-il-commercio-equo-premia-le-comunit