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Parlando con Elisabetta Celino e Roberto Parisi, fondatori – con Marcello Testi – di 3B Italia, la giovane azienda di Bussolengo (Vr) che si occupa di benessere e bellezza, la natura è il filo rosso di ogni ragionamento. Per raccontare ciò che nel 2014 ha spinto ciascuno di loro ad abbandonare la cosmetica mainstream, quella sintetica per intenderci, e a costituire questa wellness company, ricorrono alla metafora di una pianticella che l’esperienza ha fatto crescere quanto un albero, e che, a un certo punto, ha dovuto essere rinvasata in tre contenitori dai valori affini. Quei tre contenitori, naturalmente, sono loro. Seguendo le incredibili invenzioni della natura l’azienda veronese, insieme con i suoi dermatologi, farmacisti, chimici e ricercatori, ha messo a punto una serie di prodotti per il viso e per il corpo assolutamente innovativi perchè basati sulla bio mimicry, o biomimetica: la scienza, cioè, che imita la natura. «In Italia non esiste una linea cosmetica come questa», assicura Celino, che di 3B Italia è la Ceo, riferendosi a Ybiok (acronimo di Your biomimetic kosmetic): «Il che significa che le nostre creme sono sicure, efficaci e perfettamente tollerate perchè hanno una struttura identica a quella della pelle – contengono infatti Peptidi – e vengono riconosciute come qualcosa che fa già parte di essa». Ma hanno anche qualcosa in più: sono sostenibili e amiche dell’ambiente perchè le tecnologie che le progettano nascono direttamente dal biosistema. Pur non essendo una disciplina nuova – già Leonardo Da Vinci traeva ispirazione dal “creato” per i suoi studi sulle macchine volanti – la biomimetica sta rapidamente tracciando il futuro della cosmetica. 

«Uno dei nostri obiettivi è valorizzare i tesori, spesso sconosciuti, del territorio nazionale», interviene Roberto Parisi, appassionato di fitoterapia e ideatore della linea di integratori 100% naturali di 3B Italia, Almaphyto, «come la pompìa, un grosso agrume antico e prodigioso che cresce solo in una specifica zona della Sardegna: a Siniscola, nell’Alta Baronia nuorese». Intorno a questo frutto, e insieme con Pha.Re.Co essential oil, start up-spin off dell’Università di Sassari, l’azienda di Bussolengo ha creato Pmed, una nuovissima linea di prodotti arrivata lo scorso agosto sugli scaffali delle farmacia, delle parafarmacie e delle profumerie. Botanicamente classificata nel 2013 come Citrus limon, varietà Pompia camarda, assomiglia vagamente al cedro e al pompelmo ed è nota da almeno trecento anni come curativo di piccole infiammazioni e patologie della pelle, come ricostituente, detergente, smacchiante e anche nell’industria dolciaria locale.

«Siamo venuti a conoscenza di questo frutto – in precedenza noto con l’inquietante nome di Citrus medica monstruosa per via del suo aspetto – grazie alla professoressa Grazia Fenu Pintoni dell’Università di Sassari, studiosa anche di omeopatia, fitoterapia e medicina integrata», racconta Parisi. «Dopo anni di ricerche e sperimentazioni, la professoressa ha scoperto che l’olio essenziale estratto dalla buccia possiede qualità medicamentose eccezionali, particolarmente indicate per le affezioni delle mucose delle vie respiratorie e dell’apparato genitale femminile, oltre che per alcune patologie gastrointestinali, e così nel 2013 lo ha brevettato. Non prima, però, di averle dato il nuovo nome».

E’ dall’incontro con Fenu Pintoni e con la sua start up che è nata la linea di prodotti formulati con idrolato e olio essenziale di Pompìa, totalmente privi di solventi e composti chimici. «Noi acquistiamo l’olio essenziale da Pha.Re.Co la quale, a sua volta, compra gli agrumi dai campi di proprietà del comune di Siniscola. Chi svolge concretamente il lavoro di raccolta nei fondi agricoli è una associazione di ragazzi diversamente abili, a cui va una parte dei proventi della vendita dei prodotti. Collegati a Pha.Re.Co e, dunque all’Università, sono anche i corsi gratuiti sulla coltivazione della pompìa che stanno coinvolgendo studenti degli istituti professionali e giovani disabili del territorio: il fine di questo percorso formativo è la creazione di figure qualificate capaci di diffondere, attraverso anche l’inserimento in start up innovative, la conoscenza di questo prezioso frutto a livello europeo».

Monica Zornetta (Avvenire, 29 novembre 2017)