Sudamerica. «Noi Mapuche, in lotta per la terra in Patagonia»
03/06/2017
Esercitazioni militari nelle terre Mapuche. Sì del Senato argentino all’ingresso delle truppe Usa
17/09/2017
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A un mese esatto dalla desapariciòn del 28enne artigiano Santiago Maldonado – a Maiten, nel Chubut, durante un blitz della Gendarmerìa nacional contro alcuni rappresentanti della comunità Pu Lof Cushamen impegnati nel recupero delle terre ancestrali in mano ai Benetton (vedi mio articolo “Noi Mapuche, in lotta per la terra in Patagonia” https://www.monicazornetta.it/sudamerica-noi-mapuche-in-lotta-per-la-terra-in-patagonia/) – la Ctera, la principale confederazione degli insegnanti della scuola argentina, ha lanciato una grande campagna educativa/informativa chiamata “¿Dónde está Santiago Maldonado?” che fino al 6 settembre coinvolge, in vari modi, le scuole del Paese.

L’obiettivo è far conoscere ai piccoli alunni degli istituti per l’infanzia e agli studenti delle scuole primarie e secondarie, la figura di Santiago Maldonado e il suo impegno con i Mapuche, tentando di ricostruire ciò che è accaduto quel 1 agosto durante e dopo la violenta azione repressiva.

La campagna Ctera vuole inoltre far conoscere ai bambini e ai ragazzi chi sono i popoli indigeni, che cos’è l’articolo 75, comma 17, della Costituzione (che riconosce la preesistenza etnica e culturale dei popoli indigeni argentini, compreso il possesso e la proprietà comunitaria delle terre che tradizionalmente occupano i), cosa è accaduto durante l’ultima dittatura civico-militare e, infine, chi sono i Desaparecidos. https://www.youtube.com/watch?v=pIWgdqfBF3M  La confederazione di docenti è convinta che Santiago non sia scomparso volontariamente ma sia una vittima di quella che giuridicamente viene definita desaparición forzada, per mano, in questo caso, della Gendarmerìa nacional

E la lentezza con cui stanno procedendo le indagini lo dimostrerebbe: mancano ancora i risultati del Dna, mancano i periti e i testimoni. I Mapuche che lo conoscono e che erano con lui quel giorno si rifiutano di parlare, per paura: e quando lo hanno fatto, attribuendo la responsabilità della morte e dell’occultamento del suo cadavere alla Gendarmerìa, hanno preferito coprire i loro volti. Anche i famigliari di Santiago Maldonado, i genitori Stella Maris Peloso ed Enrique Maldonado, nonché le organizzazioni per i diritti umani, le Madres de Plaza de Mayo Linea Fundadora (che di recente hanno inviato la ministra per la Sicurezza della Nazione, Patricia Bullrich, a comunicare dov’è detenuto Santiago e poi a dimettersi), le Abuelas de Plaza de Mayo, le Associazioni dei Hijos e delle Madres sono convinte che la verità sia questa. La presidente de le Madres, Hebe de Bonafini, pochi giorni fa ha dichiarato in una intervista che il giovane sarebbe a suo parere morto e che il mandante del delitto sarebbe il presidente Macri. Il motivo? “Sostenere il piano economico del governo, che è poi il medesimo piano di Martinez de Hoz (ministro dell’Economia durante gli anni della dittatura, ndr) e infondere il terrore tra la gente”.

Io non ho dubbi che quando gli agenti hanno visto un giovane bianco che appoggiava i Mapuche, l’abbiano catturato con ancora più rabbia. È la repressione della solidarietà. Non c’è solo la repressione della protesta e del discorso pubblico, ma anche la repressione della solidarietà, che non è ben vista a nessun livello da questo governo”, è la certezza di Diana Lenton, antropologa e componente della Red de Investigaciones en Genocidio y Politica Indigena en Argentina, secondo al quale la repressione non interessa solo i Mapuche ma tutti coloro che appoggiano la loro lotta. Lenton ha ricordato inoltre una delle grandi macchie che ancora pesano sulla coscienza dello Stato argentino: la brutale campagna militare chiamata Conquista del desierto che tra il 1878 e il 1885 ha sterminato i popoli nativi per appropriarsi delle loro terre.

A difendere a spada tratta il governo e la Gendarmerìa contro l’ormai diffusa convinzione di una loro responsabilità sulla scomparsa dell’artigiano è la ministra Patricia Bullrich, 61enne discendente di una importante famiglia di origine tedesca che nell’Ottocento si arricchì vendendo le terre degli indigeni ii, ex montonera fuggita a Parigi alla fine degli anni Settanta con la sorella e il cognato Rodolfo Galimberti – ambiguo dirigente del movimento guerrigliero che finì per lavorare per la Cia -, da sempre vicina all’establishment argentino. In una recente intervista televisiva la ministra, fedelissima di Mauricio Macri, ha spezzato una lancia in favore della dittatura di Videla & C. – “La verità è che i demoni non erano così demoni e gli angeli così angeli”, ha affermato –, riducendo in questo modo la gravità delle azioni terroristiche compiute dallo Stato tra il 1976 e il 1986, gli anni cioè del Proceso de reorganizaciòn nacional, e spostando la responsabilità sulle vittime. Checché ne dica Patricia Bullrich, tuttavia, le azioni terroristiche compiute dai regimi militari con la Guera sucia sono state ampiamente riconosciute dalla Giustizia argentina e dai tribunali di altri Paesi.

La ex guerrigliera – nonché zia di un altro discusso (ex) ministro del governo Macri, Esteban Bullrich – ha poi stigmatizzato la comunità Mapuche e la sua “politica” di resistenza allo spogliamento delle terre originarie da parte di molti terratenientes stranieri: dall’italiano Benetton all’americano dell’Ohio Ted Turner (il fondatore della Cnn); dall’inglese Joe Lewis, creatore della catena Hard Rock Cafè, all’imprenditore del Tennessee Herman Lay, “padre” del brand Lays’ potato chips e altri.

Immagine da: utophianoticias.blogspot.com

Contestualmente ha ribadito l’assoluta estraneità della Gendarmerìa nella scomparsa di Maldonado, evitando così di sanzionare o allontanare in via preventiva gli agenti che parteciparono alla repressione.  Le affermazioni di Bullrich (in parte ridimensionate dal capo di Gabinetto Marcos Peña, che al Parlamento ha riferito come “tutte le ipotesi investigative siano aperte”) rientrano perfettamente nella strategia negazionista del terrorismo di Stato e nella violente politiche persecutorie delle popolazioni native messe in atto dall’esecutivo Macri, come dimostra anche il caso di Milagro Sala. Un terrorismo di Stato che puntava a colpire e annientare il cosiddetto “nemico interno” partendo dai luoghi in cui si formano gli individui: le scuole. A rivelarlo è un documento dell’ottobre 1977 intitolato “Subversion en el ambito educativo (Conozcamos a nuestro enemigo)” che porta la firma dall’allora ministro della Cultura e dell’Educazione argentino Juan Jose Catalàn ma che, secondo voci del tempo, sarebbe stato redatto da Ramon Diaz Bessone, ex comandante dell’Esercito e ministro della Progettazione nazionale, condannato all’ergastolo nel 2012 e morto nel giugno scorso a 91 anni. 11997.pdf  Appena le forze armate presero il potere, nelle scuole argentine (odiosi ambienti di “formazione” del nemico, secondo la dittatura), cominciarono a circolare fogli intrisi di ideologia anticomunista nei quali si puntava ad allineare a essa – attraverso la paura, le intimidazioni, le delazioni, la persecuzione, l’utilizzo di infiltrati etc – direttori, professori e maestri. Per questo motivo tra il 1976 e il 1983 la scuola argentina è stata il luogo di controllo e indottrinamento sociale per eccellenza. La dittatura puntava a scoprire lì, in ogni studente (bambini più piccoli compresi), i potenziali futuri “nemici” del Paese. E tra i “nemici del Paese” ci sarebbe oggi, secondo il presidente argentino, proprio un lìder della comunità Mapuche; quel Facundo Huala Jones arrestato nel 2015 e oggi detenuto in attesa dell’estradizione in Cile per aver occupato con altri componenti della comunità Lof una piccola porzione dell’immensa proprietà (900 mila ettari) dei Benetton.

L’iniziativa in corso della Ctera è stata ovviamente molto criticata dall’attuale ministro dell’Educazione Alejandro Finocchiaro, che, in una intervista rilasciata a Radio Mitre, ha detto che il sindacato sta “utilizzando un tema delicato per fare politica dentro le scuole” e ha invitato le famiglie e gli insegnanti “dissidenti” a denunciare gli istituti dove si parla del caso o si organizzano mobilitazioni di sostegno. Dello stesso avviso anche la ministra dell’Educazione porteña, Maria Soledad Acuna e il segretario dei Diritti Umani Claudio Avruj, quello dei 7.100 Desaparecidos (anziché 30 mila) prodotti dalla dittatura. Secondo il controverso funzionario, difensore delle politiche macriste e protagonista nell’agosto scorso, insieme con Bullrich e con il ministro della Giustizia Germàn Garavano, del clamoroso abbandono di una riunione con gli organismi per i Diritti umani sul caso Maldonado, “non c’è nulla che possa provare che quella di Maldonado sia una sparizione forzata e la cosa più dolorosa è utilizzare i ragazzi in questo argomento, disinformando o indottrinando, sopra tutto parlando del sindacato dei docenti. Mi pare una operazione molto bassa, molto dolorosa e altamente pericolosa”.

Il 18 settembre prossimo, intanto, saranno 11 anni dalla misteriosa scomparsa – avvenuta mentre si stava recando in Tribunale per testimoniare contro un ex militare – di un altro cittadino argentino, il muratore Julio Lopez, il primo desaparecido nell’era democratica argentina. Lopez è (era?) un ex sequestrato e torturato dall’ultima dittatura militare, poi divenuto testimone chiave del processo contro l’ex commissario della polizia bonaerense, Miguel Etchecolatz, condannato all’ergastolo per “crimini di lesa umanità” con una sentenza che, per la prima volta, ha incluso il termine “genocidio”. La sua scomparsa è avvenuta durante il governo di Nèstor Kirchner in un clima pesantissimo fatto di intimidazioni a magistrati impegnati nel processo (uno dei primi riaperti in seguito all’annullamento delle cosiddette “leggi del perdono), ad associazioni dei Diritti umani e a famigliari dei Desaparecidos. Il messaggio che, con queste azioni, si sarebbe voluto lanciare è questo: chiunque voglia portare in tribunale i militari e chi intenda deporre rischia di diventare un nuovo desaparecido. Che fine ha fatto Lopez?

Il 22 ottobre, infine, ci saranno le elezioni per il rinnovo di una parte del Parlamento. Chissà se Mauricio Macri continuerà a fare finta di niente su Maldonado o si renderà conto che l’ affaire, ormai fuoriuscito prepotentemente dai confini argentini, può infliggere un colpo duro, durissimo, al voto, alla sua immagine, al suo governo e al suo futuro politico?

Monica Zornetta

i17. Reconocer la preexistencia étnica y cultural de los pueblos indígenas argentinos. Garantizar el respeto a su identidad y el derecho a una educación bilingue e intercultural; reconocer la personería Jurídica de sus comunidades, y la posesión y propiedad comunitarias de las tierras que tradicionalmente ocupan; y regular la entrega de otras aptas y suficientes para el desarrollo humano; ninguna de ellas será enajenable, transmisible ni susceptible de gravámenes o embargos. Asegurar su participación en la gestión referida a sus recursos naturales y a los demás intereses que los afecten. Las provincias pueden ejercer concurrentemente estas atribuciones.

ii Il suo avo, Adolfo Bullrich, fondò la casa d’aste attraverso cui mise in vendita le proprietà rurali e i mobili saccheggiati ai nativi durante la Conquista del Desierto. L’edificio oggi è sede del Centro commerciale Patio Bullrich a Buenos Aires.