Industriali veneti in campo contro la piaga della criminalità organizzata
07/06/2019
Made in Italy. Arbos celebra la rivincita della carta e dei Remondini
23/06/2019
Industriali veneti in campo contro la piaga della criminalità organizzata
07/06/2019
Made in Italy. Arbos celebra la rivincita della carta e dei Remondini
23/06/2019

Non sarà certamente quella veloce locomotiva che vent’anni fa cresceva a ritmi vertiginosi, del 6-7% l’anno, trainando con vigore l’economia dell’intero Paese, ma dopo aver affrontato le grandi difficoltà che hanno caratterizzato il biennio 2013-2014 il Veneto ha ricominciato a viaggiare. Una marcia possibile soprattutto grazie alla capacità di esportazione delle imprese – dal +2,8% (pari a 63,3 miliardi di euro) del 2018 rispetto all’anno precedente al +3,1% previsto per questo 2019 –, ma che rischia di frenare a causa di scelte economiche guerce e di un sistema Paese che, incertezza dopo incertezza, ne compromette la competitività.

Ph. Canio Romaniello

Matteo Zoppas, 45 anni, da due a capo degli industriali del Veneto, usa la metafora della Ferrari con il freno a mano tirato per descrivere la condizione in cui versano le imprese del Nordest («Lasciateci essere una Ferrari» è il monito che lancia alla politica), e in questa intervista spiega il perché.

Presidente, siamo la terza economia europea nonostante la congiuntura sfavorevole: quali sono i nostri punti di forza e quali di debolezza?

La nostra grande forza è di saper eccellere soprattutto in termini di creatività, di stile, di innovazione e per questo motivo, quando presentiamo un nostro prodotto all’estero, partiamo con un grande vantaggio: il Made in Italy. Paradossalmente, però, proprio in quel momento emerge anche una nostra grande debolezza: il prezzo. Noi italiani spesso partiamo con un prezzo più alto rispetto a quello dei nostri competitors e ciò può causare l’uscita dal mercato di diversi prodotti (vedi le commodities). Durante il mio ultimo viaggio in Cina mi è stato più volte segnalato da rappresentanti delle nostre istituzioni che anche il Made in Italy sta via via perdendo terreno rispetto al Made in China: innoviamo di meno, sviluppiamo di meno, comunichiamo di meno e investiamo di meno a causa degli alti costi dei fattori produttivi. E abbiamo un sistema Paese che non ci sostiene. L’unica cosa che ancora ci difende è il marchio, ma, mi domando, per quanto sarà così? Non vorrei svegliarmi tra vent’anni e scoprire che il Made in Italy è l’ultimo dei marchi conosciuti al mondo.

Che cosa può consentire una ripresa?

Un piano industriale a medio-lungo termine focalizzato sul recupero di competitività: molto importante in questo senso è stato Impresa 4.0, che ha permesso di accrescere gli incentivi fiscali per le imprese che investono in tecnologia e digitale. Ci auguriamo che vengano varate presto misure simili perchè i suoi benefici non si fermano alle aziende ma, portando a casa il business e creando occupazione, hanno ricadute sulla collettività.

Quali sono le priorità fiscali del Paese?

Ritengo la Flat tax una manovra selettiva e incerta nei suoi effetti, a differenza di Impresa 4.0 e di quelle manovre che, grazie a incentivi mirati, possono rimettere in moto l’economia: penso ad esempio alla riduzione del cuneo fiscale. Non conosco il moltiplicatore della Flat tax ma ricordo che il nostro costo del lavoro è tra i più alti della zona Euro e che quando un imprenditore paga il 70 o l’80% di tasse significa che, lavorando per 10 ore, 8 di queste ore vanno allo Stato e solo due alla propria impresa.

Quanto pesa il rallentamento della Germania e perchè non riusciamo ad avere un maggior numero di Pmi?

La Germania è tra i primi mercati delle imprese venete e rappresenta il 13% dell’export. E’ chiaro che un rallentamento porta con sé conseguenze importanti e infatti ci sono imprese che, fino ad ora sbilanciate sulla Germania, hanno cominciato a cercare delle alternative. Non è vero, poi, che ci sono poche Pmi, anche se la scarsa disponibilità di risorse da investire porta a contenere i numeri: in Veneto abbiamo esempi di successo che stanno confermando il valore del Made in Italy nel mondo. Credo ci sia bisogno di creare, tra gli imprenditori, una vera e propria cultura sulle forme alternative di partecipazione e di recupero capitali – penso ad esempio alla quotazione, ai capitali privati-, considerato che in questa prima parte dell’anno si è registrata ancora una contrazione dell’erogazione del credito, soprattutto nei confronti delle Pmi.

https://www.avvenire.it/economia/pagine/si-deve-recuperare-competitivit