Corpo trovato nel rio Chubut. Adriana Meyer: «L’ autopsia dirà se è di Maldonado ma per i Mapuche prima non c’era. Forse il governo teme un nuovo effetto Torres»

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Dopo 79 giorni, 3 sopralluoghi e una lunga serie di depistaggi, di coperture e di silenzi istituzionali, ieri il rio Chubut, nella sua parte più prossima a quella che la comunità Pu Lof en Resistencia di Cushamen chiama “la guardia” (in realtà una baracca di vigilanza), ha restituito un corpo maschile, in avanzato stato di decomposizione, appartenente quasi certamente – la conferma arriverà dall’autopsia effettuata nella morgue judicial del Cuerpo medico forense di Buenos Aires al giovane tatuatore di El Bolsòn, Santiago Maldonado. 

«Il corpo, scoperto durante un sopralluogo – il terzo, appunto – dai sommozzatori della Prefectura Naval Argentina e dai cani della División Cinotecnia, addestrati a ritrovare i resti di persone sott’acqua, spiega la giornalista Adriana Meyer, collaboratrice di Pagina 12, Izquierda Diario e Revista Anfibia, e tra le prime ad aver seguito la vicenda: “Non era sott’acqua, né sotto la terra ma galleggiava a testa in giù, piantato nel basso fondo di quel fiume di montagna dove crescono alberi dalle lunghe radici. Lo si poteva vedere a occhio nudo. Non sarebbe affogato, dunque, considerato che il rio Chubut non è profondo né tantomeno correntoso»”.

La giornalista argentina Adriana Meyer

– E’ un “particolare” importante che, se confermato, aprirebbe nuovi inquietanti scenari

Il ritrovamento del cadavere ha avuto luogo a pochi metri in linea d’aria da dove è avvenuta la violenta repressione della Gendarmeria del 1 agosto. In quello stesso posto nelle scorse settimane ci sono stati altri operativi con centinaia di agenti delle forze di sicurezza, cani e droni. La comunità Mapuche, per voce di Sergio Nahuelquir, ha dichiarato a Pagina 12 che lì i giovani della comunità ci vanno molto spesso e che sono sicuri che quel corpo non c’era: se ci fosse stato lo avrebbero sicuramente visto. 

Un’altra fonte ci ha raccontato che i membri di Pu Lof hanno perlustrato varie volte il fiume, sia durante e sia dopo i diversi sopralluoghi, senza però trovare alcun corpo. D’altro canto nemmeno i sommozzatori avevano riscontrato alcunché, come ha ricordato anche il portavoce della comunità, Fernando Huala Jones, riferendo ciò che un sub della Prefectura gli avrebbe detto ieri, e cioè che l’operazione era solo un circo perchè tutto ciò che c’era da controllare era già stato controllato la volta scorsa.

– E’ una convinzione dei Mapuche soltanto?

Ph. agenciapacourondo.com.ar

Niente affatto. Anche Julio Saquero e Mabel Sànchez, componenti dell’Asemblea Permanente por los Derechos Humanos, sono convinti di questo. Erano lì, ieri, in quel giorno di grande dolore, insieme all’avvocato della famiglia Maldonado, Veronica Heredia, a Sergio, il fratello di Santiago, ad Andrea Antico, sua moglie, e alla gente della comunità quando è stato ritrovato il cadavere. Era in un punto in cui lo si poteva vedere benissimo. La prima cosa che hanno detto è che si è trattato di una “scenografia assoluta” e che il corpo è stato piantato. Sànchez è rimasta nel luogo del ritrovamento per quasi un intero giorno, dalle 13.30 alle 21, e ha raccontato che subito dopo l’arrivo del perito della famiglia Maldonado, l’antropologo forense Alessandro Inchaurregui – era arrivato tardi a bordo di un volo privato poichè da Buenos Aires c’è un solo volo giornaliero per Esquel -, il corpo è stato voltato a faccia in su e subito caricato sull’ambulanza verso il capoluogo. 

Tuttavia, dopo la giornata di ieri la memoria di molti è andata alla retata del 18 settembre scorso, quella brutale, coordinata dall’ex giudice Guido Otranto, durante la quale diverse centinaia di uomini in uniforme avevano proibito l’ingresso a chiunque, anche a Sergio Maldonado. Personalmente ricordo bene che, in quell’occasione, Sergio aveva definito quell’azione una messinscena e aveva confessato di temere che andassero lì, al fiume, per gettare il corpo di suo fratello.

Membri del governo hanno spesso attaccato i Mapuche, ritenendoli i responsabili della scomparsa di Santiago. Potrebbe far parte anche questo di una “strategia”?

Si, direi di sì. Fa tutto parte della vergognosa campagna di bugie messa in atto in questi mesi dalle istituzioni. E che si continui su questa direzione a noi crea un dolore enorme.. noi che abbiamo seguito tutto il caso, fin dal principio, e che conosciamo che cosa è la lotta dei Mapuche. 

Adriana, potremmo definirlo un “casuale” ritrovamento avvenuto a pochi giorni dalle elezioni?

Nora Cortiñas. Ph. www.loquesomos.org/Wikimedia Commons

E’ molto difficile provare l‘intenzionalità di questo, ma abbiamo moltissimi indizi di colpevolezza da parte dei poteri dello Stato: prove di occultamenti, di coperture, evidenti e palpabili; basta pensare a quando Gonzalo Canè, il segretario coordinatore con facoltà giudiziarie del ministero della Sicurezza, interrogava i gendarmi dopo essersi fatto la sua bella chiacchierata mattutina con il giudice Otranto. Il tutto senza pudore e alla faccia della separazione dei poteri! O a quando la ministra Patricia Bullrich insisteva sul fatto che Santiago fosse stato ucciso in un altro posto o che si trovasse da qualche parte in Cile. Io andrei un po’ più in là delle elezioni: andrei al timore del governo di subire una nuova condanna per desaparicion forzada dopo quella del 2011 della Corte Interamericana dei Diritti Umani seguita alla scomparsa di Ivan Torres nel Chubut, nel 2003. In tutto il Paese, in tempo di democrazia, sono scomparse 200 persone. E’ triste dirlo ma quella delle uccisioni e della sparizione dei cadaveri è una tradizione argentina. Santiago è stato ucciso dai gendarmi, forse senza che nemmeno avessero l’intenzione di farlo ma nell’ambito della cultura repressiva governativa. Può essere che volessero fermare i Mapuche, ma loro corrono rapidi e sono riusciti ad attraversare il fiume senza problemi: può essere che questo abbia fatto infuriare i gendarmi e che, una volta catturato Santiago, lo abbiano picchiato e… poi è venuto tutto il resto.

A ogni modo questo coup de théâtre servirà, eccome se servirà, al governo Macri; ora sì che potrà dire: non si può più parlare di sparizione forzata1 perchè c’è il corpo. Alla fine, magari, si chiude tutto con due gendarmi pazzi o con una morte di Maldonado attribuita a una banale caduta, chi lo sa. Purtroppo non abbiamo garanzie circa l’indipendenza e l’ imparzialità delle indagini.

1Una sparizione forzata, secondo la definizione dell’Onu, è la detenzione di una persona da parte di “agenti dello Stato di qualsiasi settore o livello, di gruppi organizzati o soggetti privati che agiscano in nome dello Stato o con il suo appoggio diretto o indiretto”, e “che si rifiutano di rivelare la sorte delle persone rapite, il luogo in cui esse sono custodite o di ammetterne la privazione di libertà, con la conseguente sottrazione di queste persone alla tutela della legge”. Questo reato è punito nello Stato Argentino con una pena da 10 a 25 anni di reclusione (articolo 142 Ter).