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Un cubo di circa 80 centimetri per 80, trasportabile come una valigetta, decisamente economico e innovativo perché, con poche semplici operazioni, porta rapidamente una banda larga di ultima generazione nei luoghi più remoti e più vasti della terra, negli spazi affollati dove facilmente si verificano congestioni di dati, nelle situazioni di emergenza, quando, a seguito di un terremoto per esempio, i cellulari e gli smartphones smettono di funzionare rendendo impossibile ai soccorritori organizzare e svolgere le operazioni di salvataggio. I padri di questo cubo “magico” chiamato PriMo (Private Mobile), prodotto che usa il software per creare una rete mobile virtuale in tecnologia LTE e Wi-Fi, quindi ad altissima velocità, sono due ingegneri italiani “di ritorno”: i poco più che quarantenni Karim El Malki, nato a Roma da padre egiziano e madre veneta, e Gianluca Verin, bassanese, i quali dopo essersi conosciuti nel 1999 a Stoccolma, dove lavoravano per la Ericsson, hanno deciso di unire forze e competenze per semplificare un sistema destinato a crescere a ritmi esponenziali. Quello della trasmissione dei dati in mobilità. E’ così che nel 2005 fondano la start up Athonet e dopo poco la portano in Italia per farne una vera e propria azienda, divisa tra il quartier generale all’Area Science Park di Trieste e il centro ricerca e sviluppo di Bolzano Vicentino.

Il loro PriMo è un software piccolo e leggero, facilmente supportabile e configurabile e tuttavia capace di raggiungere le stesse prestazioni delle ingombranti apparecchiature utilizzate dagli operatori di telefonia; essendo comodamente trasportabile è in grado di creare in pochissimo tempo una rete con cui fornire la banda larga LTE ovunque ce ne fosse bisogno. Dalle aree interessate dal digital divide agli ospedali, dai porti agli aeroporti e a tutti quei luoghi dove le interruzioni del servizio potrebbero avere conseguenze gravi. “L’abbiamo sviluppato e testato nell’Area Science Park ma il suo primo importante utilizzo è avvenuto all’indomani del terremoto in Emilia Romagna, nel 2012. Non era mai successo prima che una rete LTE venisse utilizzata in contesti emergenziali”, spiega Verin, Cto di Athonet. Per l’eccellente lavoro svolto insieme alla Protezione civile del Friuli Venezia Giulia e per meriti acquisiti nel campo dell’innovazione digitale sostenibile, nello stesso 2012 l’azienda è stata insignita della medaglia del Presidente della Repubblica mentre l’anno dopo è stata nominata per i prestigiosi Global Mobile Awards, gli Oscar delle Tlc. Dal 2013 collabora con Enel nel campo delle comunicazioni per il settore energetico; ha vinto premi importanti e ha fatto partire una serie di collaborazioni di caratura internazionale. “Abbiamo portato la banda larga in Malawi e la stiamo portando in altri territori africani; i nostri sistemi sono inoltre presenti in molti Paesi europei, in Alaska, in Nuova Zelanda, in Corea e nelle immense distese rurali degli Stati Uniti. La nostra mission è portare Internet to next 4 billion, cioè ai prossimi 4 miliardi di individui che  ancora non ce l’hanno, e superare il digital divide che continua a separare il mondo. Ambiamo, in altri termini, a democratizzare e rendere accessibili le telecomunicazioni”. Venticinque giovani ingegneri, molti dei quali inviati dalle università del nordest, qualcun altro rientrato da esperienze di lavoro all’estero, si stanno impegnando per concretizzare questo sogno. Sono loro, sottolinea Verin, la risorsa più importante della Athonet. “Competiamo certamente con il mondo globale ma vogliamo mantenere il lavoro in Italia perché, di questo io e Karim siamo più che convinti, portarlo all’estero significa rischiare di perdere anche la capacità di innovare”. Per la cronaca Karim El Malki, che di Athonet è Ceo, è stato recentemente riconosciuto da Wired e Nokia quale unico italiano tra i 17 global influencers impegnati nella creazione di tecnologie che migliorano il mondo e la vita delle persone.

PriMo è stato di recente utilizzato anche per dimostrare come difendere i rinoceronti dal bracconaggio. “Assieme ad altre aziende abbiamo partecipato alla campagna “Save the Rhino” per contrastare la caccia a questi animali in via di estinzione: abbiamo applicato il nostro sistema a dei droni che sorvegliano dall’alto e trasmettono tutto ciò che vedono, per mezzo di un modem 4G LTE e una videocamera, ad una centrale operativa”, continua il cofounder di Athonet. E poiché le frequenze radio mobili sono risorse scarse, e quando non vengono utilizzate appieno fanno da freno all’innovazione, l’azienda è  impegnata, insieme con il Miur, con la Fondazione Ugo Bordoni, con Nokia Networks, Poste Mobile e altri attori nel progetto “LSA pilot” che prevede l’uso condiviso delle frequenze. Ciò permetterà di portare la banda larga mobile anche dove prima non era conveniente portarla.

Monica Zornetta (Avvenire, 30 gennaio 2016)