Il genocida Astiz: «Mapuche, terroristi da combattere» e su Maldonado difende la Gendarmeria. I parenti delle vittime: con questo governo democrazia in pericolo

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Approfittando del malsano vento che ha ripreso a soffiare in Argentina – un vento intriso di odio, di ingiustizie e di impunità – pochi giorni fa l’anziano criminale Alfredo Ignacio Astiz, l’ex ufficiale della Marina condannato all’ergastolo per crimini contro l’umanità, ha preso la parola durante un’udienza del processo Esma1 III al Tribunale orale federale 5 di Buenos Aires per ribadire il suo pensiero sulla vicenda della desapariciòn di Santiago Maldonado, sui nuovi “nemici” dell’Argentina e per difendere il terrorismo di Stato. https://www.youtube.com/watch?v=gA7IqiNKws4

Il 66enne ex “Angelo biondo” così chiamato per via dei capelli chiari e il viso angelico ha speso parole di apprezzamento verso il lavoro che la Gendarmeria e il governo stanno svolgendo, ha minimizzato la scomparsa del giovane tatuatore e attaccato duramente i Mapuche e la loro lotta per il recupero delle terre ancestrali. «La guerra al terrorismo è senza tempo», ha dichiarato, «e non si vince del tutto: si possono solo vincere battaglie». Il terrorismo, per l’uomo che al principio della dittatura mandò a morire il nucleo originario delle Madres de Plaza de Mayo (e non solo), è rappresentato infatti dai pueblos originarios, «movimenti secessionisti», li ha definiti, «apparsi nel Sud del Paese, che nascondendosi dietro finte rivendicazioni ancestrali pretendono di creare una nazione indipendente appropriandosi di parte del nostro territorio». Trattandosi di un «pericolo sottovalutato» le indagini sulla scomparsa di Santiago dovrebbero, a suo dire, concentrarsi sui Mapuche anziché sui gendarmi. «Nelle ultime gravi azioni di questi movimenti secessionisti nel Chubut, il tema principale del dibattito politico e dei media non verte nè sul movimento nè su quale era il suo obiettivo ma se la Gendarmeria avesse in mano una pietra oppure no».

Poi, ripetendo un copione già udito in altre occasioni, il repressore nato a Mar del Plata nel 1951 ha dichiarato di non riconoscere in quel tribunale, non militare, «alcuna capacità punitiva nei miei confronti»: anzi: per lui una nuova “illegittima condanna” (poichè considera il processo illegittimo, nda) rappresenta una nuova onorificenza.

Nel 1977 l’allora tenente Astìz, solerte torturatore e componente del gruppo operativo 3.3.2. basato all’Esma, si infiltrò nel gruppo di madri2 di persone scomparse, di attivisti e di religiose che usavano riunirsi nella Chiesa di Santa Cruz, nel

Azucena Villaflor

barrio di San Cristobal a Buenos Aires, fingendosi fratello di un giovane desaparecido. Tra l’ottobre e il novembre di quell’anno cominciò a frequentare insieme con loro, con il falso nome di Gustavo Niño, le messe e le riunioni, conquistando la loro fiducia con i suoi modi educati e gentili. Astiz, però, non smise mai di passare ciò che apprendeva ai suoi superiori i quali, a dicembre, decisero di eliminare l’intero gruppo3, a partire dalla sua animatrice, la 53enne Azucena Villaflor de Vicenti, la più affezionata al giovane Astiz/Niño. Il 10 di quel mese, affinchè i sequestratori nascosti nei pressi della chiesa potessero individuare la donna, il rubio (il biondo) le si avvicinò e la baciò sulla guancia. Era il segnale.

A quel punto intervennero i sequestratori e la portarono via. Dopo di lei venne prelevata Leone Renee Duquet, una delle due suore francesi – con Alice Domon, sequestrata due giorni prima – che collaboravano con le Madres4. Le tre donne vennero portate all’Esma e lì torturate, infine caricate su un aero e gettate in mare5.

Le suore Leonie Duquet e Alice Domon

Queste e altre dichiarazioni del vecchio genocida hanno suscitato lo sdegno e la preoccupazione dei famigliari delle Madres, che in un documento fatto circolare il 4 ottobre scorso hanno scritto: «Non ci sorprende che Astiz difenda le forze di sicurezza di un governo che rappresenta gli stessi interessi economici di coloro che erano gli ideologi e i complici dell’ultima dittatura civico-militare di cui anche lui ha fatto parte. Difende la desapariciòn forzada per sostenere il piano economico partito con il governo Macri e che è la copia attuale di quello di Martinez de Hoz6 […] Le sue parole ci mostrano quale è la ragione per cui il governo fa del negazionismo lo strumento con cui rivendicare gli assassini dei nostri cari, raggiungere l’impunità per i genocidi del terrorismo di Stato e nascondere ciò che ha fatto la gendarmeria, perseguitando e incarcerando invece i “combattenti” del popolo». Non va dimenticato infatti che anche la ministra Patricia Bullrich aveva in un primo momento cercato di gettare la responsabilità della scomparsa di Santiago Maldonado sui Mapuche.

«Questo governo arrivò al potere con il voto», hanno aggiunto i famigliari delle vittime di Santa Cruz, «per questo non si può definire una dittatura: però lo stato di diritto è in pericolo e la democrazia è ogni giorno più precaria. Le parole di Astiz lo confermano. […] Noi rispondiamo con più memoria, più verità e più giustizia, raddoppiando gli sforzi per chiedere al presidente Macri la riapparizione con vita di Santiago e la punizione per i colpevoli». 

Una amara considerazione manifestata anche dal fratello di Santiaguito, German, durante la marcia del 1 ottobre in Plaza de Mayo: «E’ vergognoso quel che sta succedendo in questa società in merito ai diritti umani… stiamo retrocedendo nella storia: se continuiamo così andiamo a finire in ginocchio, baciando le mani dei signori feudali. Se quello che vogliamo è una società più giusta, dobbiamo prenderci un po’ di tempo e ripensare a quale società vogliamo, per noi e per i nostri figli». A quale livello di insofferenza, di indignazione e di preoccupazione sia arrivata la società civile argentina nei confronti del governo lo si è visto anche ieri, in occasione della visita di Bullrich e del ministro della Giustizia German Garavano nella sede della ex Esma. I due rappresentanti del governo Macri, arrivati nell’importante luogo della Memoria per presentare una legge che mira alla creazione di un osservatorio per le vittime dei delitti, sono stati accolti tra le contestazioni dagli impiegati dell’Archivio nazionale della Memoria. «Non siete i benvenuti», hanno dichiarato esibendo un gigantesco striscione su cui campeggiava la scritta ¿Dónde está Santiago Maldonado? Bullrich responsable. https://www.youtube.com/watch?v=l94t6kHS7mU

Quando, poi, una giornalista della radio “La imposible” le ha chiesto: «Vogliamo farle una domanda: dov’è Santiago?», la ministra, che ha sempre difeso l’operato della Gendarmeria, non ha risposto. http://www.laimposible.org.ar/2017/10/06/patricia-bullrich-fue-repudiada-en-la-ex-esma-y-no-respondio-por-santia

 

1La Escuela Superior de Mecanica de la Armada (Esma) in Avenida de Libertador, a Buenos Aires, è stata la scuola di formazione degli ufficiali della Marina e la più grande struttura concentrazionaria, di tortura e di sterminio in attività nel Paese durante l’ultima dittatura militare. Da lì sono transitate quasi 5 mila persone, la maggior parte mai più riapparse. Nel nuovo processo,  dove Alfredo Astiz è imputato insieme con altri 56 militari, si investigano 789 delitti lì commessi dal 1976 al 1983.

2Un giovedì di aprile del 1977 alcune di loro si erano riunite per la prima volta in Plaza de Mayo, davanti alla Casa Rosada, per reclamare la riapparizione dei propri figli. Dopo l’intervento della polizia per sgomberare la piazza, le donne avevano cominciato a camminare a passo lento intorno alla Piramide de Mayo.

3L’8 dicembre erano sparite Esther Ballestrino de Careaga, María Ponce de Bianco, Patricia Oviedo, Angela Auad, Raquel Bulit y Eduardo Horane.

4Lo stesso giorno erano scomparsi anche gli attivisti Remo Bernado, Julio Fondevilla, Horacio Elberi.

5Non molto tempo dopo la sua desapariciòn erano stati rinvenuti in mare diversi resti, attribuiti a Azucena Villaflor solo nel 2005. Le sue ceneri sono state sepolte ai piedi della Piramide de Mayo.

6Jose Alfredo Martinez de Hoz è stato il ministro dell’Economia dal 1976 al 1981.