Jones Huala condannato a 9 anni ma senza prove. La sua legale: «Giudici cileni comandati dalla politica»

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Ph. Cholila online

Nove anni di carcere per un presunto tentativo di incendio di una casa (vuota) e per possesso di arma da fuoco di fabbricazione artigianale. E’ stata resa nota ieri l’ammontare della pena che il lonko della comunità Mapuche Pu Lof en Resistencia di Cushamen, Facundo Jones Huala, dovrà scontare per la condanna ricevuta lo scorso 14 dicembre al Tribunal Penal Oral n.1 di Valdivia, nella regione di Los Rios, Cile centrale.

Una pena molto dura, perfino maggiore di quella minima prevista dal codice penale cileno per i colpevoli di narcotraffico, stabilita dalla giustizia del Paese sudamericano al termine di un processo-lampo, sommando i sei anni comminati per la presunta partecipazione ad un incendio appiccato nel 2013 in una proprietà a Pisu Pisuè (Rio Bueno) in difesa del rìo Pilmaiquén – minacciato dal progetto di una centrale idroelettrica – ai tre anni per la detenzione di un’arma da fuoco. Nel calcolo effettuato dal Tribunal de Jucio Oral en lo Penal sono compresi anche i millecentosettantotto giorni già trascorsi dal lonko nelle prigioni argentine e cilene tra il 2013 e il 2018 (e il periodo di arresti domiciliari scontato nella casa della nonna, ad Esquel) così che il tempo effettivo che Facundo dovrà trascorrere in cella è di cinque anni e sette mesi.

Sergio Fuentes Paredes, il rappresentante del Ministerio publico che aveva sollecitato l’estradizione in Cile (avvenuta a settembre) del giovane Mapuche nato a Bariloche e dato inizio alla causa – convintissimo che nel 2013 egli fosse entrato nel fondo Pisu Pisué incappucciato e che, insieme ad altri due complici Mapuche, avesse minacciato gli inquilini costringendoli ad abbandonare la vivienda prima di darla a fuoco – aveva sollecitato una condanna a dodici anni per il rogo e a tre per il possesso dell’arma. Il difensore Luis Soto Pozo aveva invece chiesto l’assoluzione del suo assistito per l’assenza di elementi solidi con cui provare senza dubbi il suo coinvolgimento in tali delitti. La famiglia che ha subìto l’attacco nel fondo Pisu Pisué è riuscita infatti ad identificare indumenti e armi ma non il lonko.

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Per questi fatti la Fiscalìa aveva accusato sei persone rinviandone a giudizio cinque: per quattro è poi arrivata l’assoluzione mentre per l’ultima, la machi Millaray Huichalaf, una condanna per concorso.

Durante il processo, la giovane autorità politica della comunità di Cushamen, nel Chubut – che il 13 marzo 2015 ha cominciato un processo di recupero territoriale nella zona Leleque-Vuelta del Rio, e in particolare all’interno della gigantesca estancia della Compañia de Tierras del Sud Argentino, proprietà della famiglia Benetton – ha più volte ribadito la propria innocenza: «Resto innocente indipendentemente da quel che decide il Tribunale. Spero che sia presto fatta giustizia, non solamente per me ma per tutto il nostro popolo».

Ph. La Mega

«Oggi, una volta ancora, la giustizia cilena ha dimostrato che nessuna concessione è riservata al popolo Mapuche. Oggi siamo parte di una montatura», ha dichiarato la compagna di Jones Huala, Andrea Millañanco: «La giustizia cilena é stata corrotta dal potere politico. Condannano Facundo perchè dodici giudici della regione di Los Rios avevano ricevuto una comunicazione da Santiago del Cile nella quale si chiedeva che in questa causa fosse applicata la pena massima». Di pesanti pressioni politiche sul processo ha parlato anche l’altro avvocato di Facundo, Karina Riquelme Viveros del Centro de Investigación y Defensa Sur: «Non abbiamo un potere giudiziario libero; i nostri giudici stanno facendo ciò che il potere politico dice loro di fare, non ciò che raccontano le prove».