Delitti Santiago e Rafael. Verdù (Correpi): la repressione è una precisa strategia politica

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«Con Cambiemos, il partito di Mauricio Macri, la repressione è diventata esplicita politica statale», dice l’avvocatessa argentina Maria del Carmen Verdù, dagli anni Ottanta attivista per i diritti umani e dal 1992 referente della Coordinadora contra la Represión Policial e Institucional (Correpi). Dopo l’omicidio di Rafael Nahuel nel corso di un operativo della Prefectura, Maria del Carmen Verdù spiega, in questa intervista esclusiva, ciò che sta accadendo nella regione patagonica e nell’intera Argentina.

1) Perché è nata Correpi?

Correpi ha cominciato ad organizzarsi alla fine degli anni Ottanta di fronte al ripetersi delle fucilazioni da parte della polizia nei barrios. Fucilazioni che venivano presentate ufficialmente come scontri, sebbene le cause delle morti risultassero essere altre: lo si capiva dal fatto che i proiettili erano entrati dalla schiena o dalla nuca. Abbiamo cominciato ad intervenire soprattutto nell’ovest del bonaerense, impegnandoci per dare visibilità al problema delle fucilazioni insieme con altre organizzazioni e per mezzo di mobilitazioni di famigliari e amici: tutto questo ci ha permesso di entrare in contatto con altri

Walter Bulacio

casi, e ben presto abbiamo osservato che la pratica del gatillo fàcil, del grilletto facile, si sommava ad una sistematica utilizzazione della tortura e delle morti in carcere e nei commissariati, e a tutto il sistema di detenzioni arbitrarie. Nel maggio del 1987, quando è avvenuto il massacro dei tre giovani a Ingeniero Budge1, ci siamo avvicinati agli abitanti del barrio usciti a denunciare il fatto: a partire da quel momento si è costituito il primo gruppo di militanti che ha dato vita alla prima esperienza di organización barrial per chiedere giustizia in un caso di violenza repressiva. Insieme abbiamo deciso di proporre agli organismi per i Diritti umani di incorporare nella loro agenda anche la questione delle repressioni in democrazia ma, purtroppo, ci è andata male perchè non hanno compreso che si trattava di una precisa politica di Stato e non di semplici scontri tra guardie e ladri. Questo fallimento, e la convinzione della necessità di organizzarsi contro la repressione del “qui e ora” e di continuare a chiedere “juicio y castigo”, di processare e punire i genocidi della dittatura, ci hanno spinti a decidere di dare vita a uno strumento specifico. Nel mezzo di questa evoluzione si è avvicinata al gruppo la famiglia di Walter Bulacio, morto a seguito delle torture commesse nel commissariato 35 de la Polizia Federale Argentina nell’aprile 19912: l’enorme ripercussione avuta da quel caso ci ha dato il riconoscimento finale per completare la definizione delle forme organiche. 

2) Quanti casi di violenza istituzionale avete trattato fino ad oggi?

Correpi non utilizza l”espressione “violenza istituzionale per definire i casi di repressione. È violenza istituzionale quando una nonna è costretta ad andare all’ospedale alle 3 del mattino per trovare, se ha fortuna, un posto; o quando una madre deve attraversare tutto il conurbano per trovare un posto libero alla scuola materna. Un colpo in testa o alla schiena, una picaña o un submarino seco sono un’altra cosa: è repressione statale. Da quando ci siamo organizzati abbiamo trattato e siamo intervenuti (talvolta anche nei procedimenti giudiziari) in tutti i casi di cui siamo venuti a conoscenza: repressioni con morti durante mobilitazioni e manifestazioni pubbliche, come al puente General Belgrano a Corrientes (17 dicembre 1999) e al puente Pueyrredòn ad Avellaneda (26 giugno 2002), senza scordare le fucilazioni durante alcune proteste dell’operaio Victor Choque (dalla Polizia della Tierra del Fuego il 12 aprile 1995), della domestica Teresa Rodriguez (dalla Polizia di Neuquen il 12 aprile 1997), del conducente d’autobus Anibal Verón (ucciso il 10 novembre 2000), del docente e sindacalista Carlos Fuentealba (assassinato dalla Polizia provinciale di Neuquen il 10 aprile 2007), dell’impiegato ferroviario Mariano Ferreyra (20 ottobre 2010), e poi al Parque Indoamericano nel dicembre 2010, etc. Siamo in prima linea per la libertà ai prigionieri politici e ai perseguitati per la loro lotta e oggi interveniamo anche nei casi di Santiago Maldonado e Rafael Nahuel. Come organizzazione politica ci impegniamo a conquistare teste, cuori e braccia per la lotta anti-repressione, dedichiamo molte energie nel mettere in discussione le misure concrete dei governi in ambito repressivo e a far conoscere, attraverso dibattiti e seminari nelle scuole, nelle università, nei mass media, nei barrios, i loro meccanismi di ricerca del consenso.

3) Perché questa recrudescenza della violenza da parte dello Stato?

Rafael Nahuel (Ph. El Paìs)

È una combinazione di condizionamenti. Da un lato c’è la fase di crisi, che rende più profondo il conflitto sociale, e dall’altro il governo, che per le proprie caratteristiche di “aggiustatore” e ”affamatore” non è disposto a concedere nulla alla classe operaia e rivendica la repressione come esplicita politica statale.

4) In una recente intervista ha detto: “Tutto quel che accade in Patagonia oggi si può spiegare solo sotto gli interessi che il governo difende, che sono interessi in prima persona”. Quali sono questi interessi?

Quelli dei potenti, della classe dominante, che formano parte dei Ceo che integrano il governo di Cambiemos. Per qualche ragione dal dicembre 2015 diciamo che l’Argentina è “gestita dai suoi stessi padroni”. Ho parlato di interessi in prima persona perchè non si tratta di un governo che rappresenta tutti i proprietari ma sono gli stessi governanti a concentrare su sé stessi quasi tutto il capitale.

5) Si potrebbe includere in questi interessi anche quello di proprietari terrieri stranieri come, ad esempio, gli italiani Benetton?

Come è stato detto in questi giorni dalla prima linea del governo (Michetti, Macri, Bullrich, Garavano etc…) questo governo non si pone limiti per difendere gli interessi dei suoi, come Benetton e Lewis.

6) Come si organizza la violenza da parte dello Stato?

La conduce il governo di turno, che sviluppa distinte strategie e tattiche a seconda della fase e del proprio stile. Questo che vediamo è lo stile di Cambiemos.

7) Correpi promuove anche marce contro il “gatillo fàcil”, il grilletto facile, in tutto il Paese. Quale è la provincia Argentina più colpita dalle repressioni?

È molto simile l’incidenza della repressione del controllo sociale in Argentina se analizziamo l’indice dei casi in relazione al numero di abitanti. Il 15 dicembre prossimo pubblicheremo l’aggiornamento dell’archivio per il 2017: fino al 2016 (e non credo che ciò si modificherà molto) questo era in ordine3:

Santa Fe

178,12

Tierra del Fuego

172,95

Mendoza

155,84

Chubut

145,35

Buenos Aires

144

La Pampa

125,41

 CABA

118,33

Sgo. del Estero

116,7

Río Negro

115,87

Catamarca

114,18

Córdoba

113,94

Corrientes

109,81

Santa Cruz

94,9

San Luis

94,84

La Rioja

86,92

Neuquén

85,26

Jujuy

78,48

Tucumán

71,12

Entre Ríos

70,39

Chaco

69,18

Formosa

66,02

Misiones

63,54

Salta

62,58

San Juan

44,05

8) Parliamo di Santiago Maldonado e di Rafael Nahuel. La ministra Bullrich inentrambi i casi ha difeso le forze di polizia e accusato le vittime; Duràn Barba ha attaccato la famiglia Maldonado; il governo definisce i Mapuche “terroristi della Ram” così da giustificare qualsiasi azione repressiva…

Santiago e Rafael sono i due primi morti nella repressione al conflitto sociale e la protesta del governo di Cambiemos. La responsabilità del governo nazionale è diretta in entrambi i casi, in uno per mano della Gendarmeria, nell’altro per mezzo della Prefectura, entrambe forze federali. Come Correpi abbiamo diffuso numerosi comunicati relativi alle espressioni pubbliche del governo nazionale dal primo di agosto fino ad oggi.

9) Nel caso di Maldonado lo Stato ha compiuto numerose irregolarità; in quello di Rafael il governo insiste sul fatto che ci sia stato uno scontro con i Mapuche. E’ per una semplice casualità che il capo della prefettura a Villa Mascardi è lo stesso che ha comandato retate e rastrellamenti sospetti del rio Chubut?

E’ la stessa forza (Prefectura) ma differenti sono i corpi (sommozzatori tattici a Cushamen, Albatros – gruppo speciale da combattimento anti terrorista – a Villa Mascardi). Il nesso, il collegamento, è il governo nazionale.

10) Che cosa pensa della recente sentenza della mega causa Esma (48 condanne complessive, 29 all’ergastolo)?

La causa Esma è assolutamente simbolica e si riferisce al principale centro di detenzione e di tortura clandestino della dittatura. Che si sia arrivati a giudizio e che si siano raggiunte le condanne è frutto esclusivo di decenni di lotta da parte del movimento popolare. Questa è la terza causa Esma che arriva a sentenza ma è la più significativa, per la presenza di simboli viventi della repressione come Tigre Acosta o Astiz.

11) Quanti sono i Desaparecidos in democrazia?

Ergastolo per Jorge “Tigre” Acosta e Alfredo Astiz

Circa 200, la maggior parte ragazzi dei barrios popolari con storie di molestie/persecuzioni da parte della polizia; chicos visti per l’ultima volta quando erano detenuti, caricati su una macchina della polizia o in un commissariato. Casi come quello di Jorge Julio López4, Daniel Solano5 o Santiago Maldonado spiccano in questo contesto generale per le loro speciali caratteristiche, poiché sono scomparsi nel quadro rispettivamente di un processo genocida, di una lotta operaia contro l’iper sfruttamento e di una repressione di una forza federale.

12) Nell’ottobre scorso Gerardo Otero, capo della Gendarmeria nazionale argentina, è stato votato all’unanimità Presidente della Comunidad de Policias de America – Ameripol (incarico che svolgerà dal 2018). Che cosa sta succedendo in Argentina e in America Latina?

Gerardo Josè Otero mentre, nel 2016, viene decorato dal Direttore della Polizia nazionale della Colombia.

È il progresso della destra ripetuta a livello continentale, come appare evidente a tutti.

13) Una parte della società argentina sta forse aspirando al ritorno di uno stato più duro e meno democratico?

Viviamo, praticamente come tutto il pianeta, in una società divisa in classi, con interessi contrapposti e inconciliabili. È naturale che ciò si rifletta nelle loro aspirazioni.

Il selfie di Mauricio Macri e Gabriela Michetti

14) Nel luglio scorso l’Onu ha denunciato la continua violazione dei diritti umani in Argentina. Deficienze e limiti nei processi di memoria, verità e giustizia, costante progresso delle politiche repressive che rafforzano l’apparato punitivo nella sua applicazione formale (prigione preventiva, criminalizzazione dell’aborto, etc.) e nel suo aspetto “infra-legale” (torture, sistema penitenziario criminale, detenzioni illegali)

Anno dopo anno dicono cose analoghe, piene di eufemismi per non offendere i governi con cose concrete: in questo modo non si fa che incrementare la politica repressiva statale.

 

1 L’8 maggio 1987 alle sette della sera tre ragazzi di età compresa tra i 19 e i 26 anni vennero ammazzati da tre sottufficiali di Polizia mentre stavano tranquillamente parlando tra di loro bevendo una birra. I tre assassini furono condannati a 11 anni di carcere.

Il 19 aprile 1991 il diciassettenne Walter Bulacio venne fermato da alcuni agenti di Polizia di fronte all’Estadio Obras a Buenos Aires, poco prima di assistere a un concerto rock, e condotto in commissariato. Morì pochi giorni più tardi, dopo essere stato portato all’ospedale dove gli venne diagnosticato un trauma cranico. Ai medici aveva raccontato di essere stato colpito dalla Polizia. Il processo si svolse 22 anni dopo (con Maria del Carmen Verdù in qualità di legale della famiglia Bulacio) e si concluse con una condanna del poliziotto per la detenzione illegale ma non per i delitti di tortura alla quale seguì la morte del ragazzo.

Indice per milione di abitanti

Jorge Julio Lopez scomparve il 18 settembre 2006 a Buenos Aires mentre si stava recando a testimoniare contro Miguel Etchecolatz, commissario della Polizia bonaerense. Lopez era già stato sequestrato dai militari nel 1976.

Daniel Solano fu visto vivo per l’ultima volta il 5 novembre 2011 a Choele Choel (Río Negro).