La storia. Da Orvieto a Palo Alto, Vetrya vince la sfida della trasformazione digitale

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Se fino a non molti anni fa Orvieto era famosa nel mondo soprattutto per il suo magnifico Duomo gotico, dal 2010 è conosciuta anche per un gruppo high tech che sviluppa soluzioni e servizi per il mondo del digitale e telecomunicazioni e che ha qui, in via dell’Innovazione, il proprio cuore operativo e nella Silicon Valley, in Malesia, in Brasile e in Spagna le sue ramificazioni “ad altissima tecnologia”. Il nome di questo gruppo è Vetrya ed è nato nel 2010 dalla visione del manager Luca Tomassini, suo presidente e amministratore delegato.

E’ lui che ad un certo punto ha deciso per l’internazionalizzazione, facendo raggiungere alla sua creatura un successo dopo l’altro nel giro di pochi anni. Si è quotata in Borsa italiana, è sbarcata con società ad hoc nella californiana Palo Alto, a Kuala Lampur, a Rio De Janeiro e a Madrid; ha aperto uffici in Germania, Gran Bretagna, New York; ha istituito mobile hub in Russia, Turchia, Egitto, Messico. Nel 2017, inoltre, il suo fatturato ha toccato quota 60,69 milioni di euro (+ 21,8% rispetto al 2016) e oggi aspira a conquistare anche il mercato cinese. Come se non bastasse, di recente Vetrya ha ampliato il proprio headquarter orvietano con la costruzione di un Corporate Campus di 20 mila metri quadrati dove i suoi 140 dipendenti possono lavorare nelle migliori condizioni possibili: si tratta di un investimento che ha portato il gruppo ad aggiudicarsi più volte il Best workplaces Italia for innovation come migliore impresa italiana che favorisce l’innovazione e sa cogliere i talenti. Quegli stessi talenti – la cui età media è 35 anni – che progettano e sviluppano i prodotti poi lanciati nei mercati internazionali. 

Il Campus è stato progettato per favorire il risparmio energetico ed essere sostenibile dal punto ambientale: dispone di un sistema fotovoltaico che ha permesso nel 2017 di produrre oltre 25 mila kilowatt di energia, e ospita un roseto, un orto (dove si sperimentano anche le applicazioni e i servizi dell’agricoltura 4.0), un’area digital detox al cui interno i dipendenti possono “disintossicarsi dal digitale” tuffandosi per un po’ nel mondo analogico, e poi aree wellness, beauty, spazi per i più piccoli, una biblioteca, uno store, un cafè, una zona dedicata all’alfabetizzazione digitale dei meno giovani. «Ci troviamo a vivere la più grande rivoluzione culturale, sociale e imprenditoriale dall’avvento di Internet: la convergenza del mondo reale e del mondo digitale», racconta Tomassini, considerato uno dei “padri” della telefonia mobile italiana nonché l’inventore della prima mobile tv per TIM e, anche, di Cubo Vision. «In altre parole, un nuovo modello di vita, alimentato e sostenuto dalle nuove tecnologie. E’ questo, in definitiva, che mi ha spinto a dare vita a Vetrya. In questi ultimi anni, insieme con mia moglie Katia Sagrafena, che guida la direzione del personale, abbiamo sviluppato una considerevole offerta di prestazioni digitali e abbiamo potenziato ambiti di competenza che si stanno rivelando strumenti fondamentali nella ridefinizione dei modelli di business come i servizi per le reti di telecomunicazioni broadband (banda larga, ndr), cloud computing, big data, social media etc”. Tomassini è anche deus ex machina, con Katia, della Fondazione Luca e Katia Tomassini, creata allo scopo di aiutare i giovani ad entrare nel digitale stimolando la loro auto-imprenditorialità attraverso progetti di alternanza scuola-lavoro, collaborazioni con università e l’erogazione di borse di studio. «Il nostro è un mondo che punisce chi non cambia, e l’Italia è un Paese che non ha le idee molto chiare su progresso e innovazione», continua il fondatore di Vetrya: «Credo che abbia bisogno di un altro po’ di tempo per capire pienamente che del digitale non possiamo più farne a meno. Anche sul fronte delle imprese le cose stanno così e, se non si porta avanti con convinzione il modello dell’industria 4.0, anziché quella dell’“era meglio prima” si finisce per firmare la propria condanna a morte. Lo so che i pessimisti hanno sempre ragione ma, ne sono ultra convinto, sono gli ottimisti che cambiano il mondo».