La misura. Caf allarmati dal Reddito: più lavoro, stesse risorse

La storia. Da Orvieto a Palo Alto, Vetrya vince la sfida della trasformazione digitale
12/01/2019
Sostenibilità. Il modello veneto di imprese che creano valore condiviso
14/03/2019

Nella bozza del decreto legge sul Reddito di cittadinanza approvata venerdì – e che entrerà in vigore il 1 aprile prossimo – il governo ha affidato ai Caf un ruolo di primissimo piano nella modalità di richiesta dell’Isee, dello strumento cioè che descrive la situazione economica delle famiglie e che determina, di conseguenza, il loro accesso alla controversa misura di “contrasto alla povertà” e ad altre prestazioni sociali agevolate. Spetta ai Centri di assistenza fiscale italiani, infatti, la compilazione e l’elaborazione della Dichiarazione sostitutiva unica (Dsu), quel documento che contiene le informazioni anagrafiche, sul reddito e sul patrimonio necessarie per ottenere l’Isee. «Siamo uno degli attori principali del progetto Reddito di cittadinanza e gli italiani lo sanno bene», esordiscono Massimo Bagnoli e Mauro Soldini, coordinatori della Consulta dei Caf: «Pensi che da venerdì scorso si sono presentati in tanti agli sportelli territoriali per chiedere informazioni e avere chiarimenti sui tempi e sui requisiti».

Senza Isee il Reddito di cittadinanza non parte, chiariscono i coordinatori, «e il lavoro che dobbiamo fare come rete è tanto; tuttavia ci sono ancora diverse cose da definire, penso ad esempio al modulo della domanda, che non è stato fino ad oggi approvato, o alle migliorie che si potrebbero apportare per rendere la Dichiarazione sostitutiva unica ancora più sicura e a prova di contraffazione». Ai Caf non è infatti sfuggita l’entità degli Isee falsi (6 su 10) scoperti lo scorso anno dalla Guardia di Finanza a seguito di controlli sui beneficiari di prestazioni sociali agevolate e di esenzioni dai ticket sanitari. «Da qualche anno la Dsu prevede controlli automatici preventivi e l’incrocio dei dati e delle informazioni fornite dal cittadino attraverso l’auto-dichiarazione con quelli dell’Anagrafe tributaria e della banca dati dell’Inps, l’ente incaricato all’erogazione del sostegno economico», spiegano Bagnoli e Soldini. «Questo passaggio ha permesso di far affiorare le eventuali anomalie, come, ad esempio, il numero dei rapporti finanziari che il contribuente ha in essere; nel caso specifico, il sistema dei controlli preventivi andrebbe ulteriormente rafforzato con la valorizzazione della consistenza di tali rapporti finanziari, e ciò attraverso il superamento dei limiti imposti dalla Legge sulla privacy».  Affinché il Reddito di cittadinanza venga destinato alle persone che ne hanno realmente bisogno, i due coordinatori della Consulta insistono sull’importanza di un vero dialogo tra le varie banche dati e sul consolidamento del casellario di assistenza, strumento che, proprio per la sua natura di “anagrafe generale delle posizioni assistenziali”, «permetterebbe di verificare con esattezza tutte le prestazioni sociali di cui usufruisce il contribuente».

«Siamo dalla parte dei cittadini, ai quali forniamo assistenza fiscale e per i quali elaboriamo l’Isee e il modello Red: è prodotto dai Caf circa l’85% dei 730 e siamo sicuri di non esagerare se affermiamo che non meno di 30 milioni di italiani si sono rivolti a noi lo scorso anno presentandosi negli oltre 30 mila sportelli in tutto il Paese. Sebbene non si tratti di strutture pubbliche bensì di società private – promosse dai sindacati, dalle associazioni cattoliche, dai professionisti, dalle categorie imprenditoriali – e autorizzate all’esercizio dell’assistenza fiscale, i Caf possono essere tranquillamente considerati gli “sportelli dello Stato” sul territorio: proprio perchè sono private, però, devono vivere con ciò che producono e oggi si trovano in una fase di grande difficoltà, con una copertura economica insufficiente a fronteggiare l’aumento delle richieste dovute a una situazione sociale destinata a peggiorare». Anche sul fronte delle diseguaglianze (Rapporto Oxfam, 2018).

I Centri di assistenza fiscale italiani, continuano ancora i coordinatori nazionali, ribadiscono la propria fiducia nel dialogo in corso con il governo ma, allo stesso tempo, non possono né vogliono nascondere la preoccupazione per quel che potrebbe accadere con l’avvio del Reddito di cittadinanza e di altre misure collegate all’Indicatore della situazione economica equivalente: l’impossibilità per i Caf di continuare a garantire i servizi ai cittadini «L’anno scorso con i 102 milioni stanziati in parte dall’Inps (82) e in parte dalla Legge di Bilancio 2018 (20 milioni) siamo riusciti ad elaborare 6 milioni circa di Isee, il 9% in più rispetto al 2017. E quest’anno? Come si riuscirà ad affrontare un numero maggiore di Isee e, in più, le domande per il Reddito di cittadinanza? L’Inps ha assicurato di destinare ai Caf la stessa somma degli anni scorsi mentre dal governo – a cui abbiamo chiesto di istituire un tavolo di confronto – ci attendiamo risposte adeguate alle nostre esigenze. La situazione è davvero molto delicata ma confidiamo che venga risolta al più presto».