Argentina e popoli originari: il 2017 anno di brutali repressioni

America Latina. La strage silenziosa dei difensori dell’ambiente e dei diritti degli indigeni
10/12/2017
Nuova perquisizione della Gendarmeria dai Mapuche di Cushamen: persone legate e cavalli cerimoniali sequestrati (e portati via con un camioncino di Benetton)
03/02/2018

Frank Fools Crow

«Noi abbiamo una legge… vivere su questa terra rispettando tutte le cose viventi», affermava nel secolo scorso Frank Fools Crow, sciamano Lakota Sioux della riserva indiana di Pine Ridge, South Dakota. «Tutte le cose viventi», ovvero ciò che la politica più miope, gli interessi economici più egoistici, il razzismo e l’ineguaglianza strutturale stanno devastando in ogni parte del mondo. In America Latina, per esempio, e in Argentina in particolare, le persecuzioni dei popoli indigeni e lo sfruttamento delle risorse naturali di cui loro sono i preziosi custodi, non si sono mai fermate: lo dimostra il 2017 appena trascorso. Quello che abbiamo salutato da pochi giorni è stato un anno vissuto all’insegna della repressione e dell’usurpazione delle terre e delle acque, come recita il titolo del recente articolo di Dario Aranda1 pubblicato da Pagina12. Un annus horribilis a dispetto della proroga, votata a settembre, della legge 26.160 che dovrebbe arrestare per un periodo limitato di tempo – quattro anni – gli sgomberi e le espulsioni delle comunità originarie del Paese dalle terre che tradizionalmente occupano.

La famiglia Maldonado con Nora Cortinas e Adolfo Perez Esquivel

Un anno caratterizzato da violenze, arresti arbitrari, criminalizzazioni, colossali bugie mediatiche, violazioni sistematiche delle leggi, finanche assassinii, come quello di Santiago Maldonado, 28enne tatuatore argentino impegnato nella difesa dei diritti dei Mapuche contro gli abusi delle multinazionali e dei gruppi di potere, scomparso il 1 agosto nel corso di una retata della Gendarmeria nacional2 nella comunità Lof en Resistencia di Cushamen3 (Chubut) e ritrovato cadavere quasi 3 mesi più tardi nel freddo rio Chubut; o di Rafael Nahuel, 22 anni, Mapuche della Lafken Winkul Mapu, colpito alla schiena da un proiettile partito dal Grupo Albatros della Prefectura Naval durante lo sgombero di un piccolo pezzo di terra recuperato nel parco nazionale di Villa Mascardi, a Bariloche (Rio Negro).

Brutalità indicibili che portano la firma delle istituzioni argentine e che hanno interessato tanto il Sud quanto il Nord del Paese, per esempio le provincie di Tucumàn, Misiones e Formosa. A giugno a Tucumàn 12 famiglie della comunità originaria Diaguitas San Pedro de Colalao sono state fatte sgomberare dalla polizia per volere di alcuni potenti terratenientes; a luglio a San Ignacio de Misiones cinque persone armate di machete e motoseghe hanno fatto

 irruzione nella piccola comunità guaranì mbya distruggendo le abitazioni di alcune famiglie; a dicembre nella provincia di Formosa la polizia ha fatto irruzione nella comunità wichì (ex Mataco) del barrio 50 Viviendas nella località di Ingeniero Juárez ferendo 4 persone, due delle quali – un ragazzo di 19 anni e uno di 16 – con proiettili di piombo. Il 1 gennaio scorso, tornata nel barrio,  ha ripetuto il blitz. Nel suo articolo su Pagina12 Aranda ricorda anche le tante, troppe morti indigene causate dalla totale mancanza di assistenza sanitaria e dalla povertà poiché, come ha concluso il rapporto “Pobreza y derechos humanos” della Comisiòn Interamericana de Derechos Humanos, il 43 per cento dei nativi dell’emisfero australe continua a vivere in uno stato

Agustin Santillàn

di quasi totale indigenza: è denutrito, analfabeta, non riesce ad accedere alle cure mediche e a servizi essenziali come l’acqua potabile, i servizi sanitari, l’elettricità e non può provvedere nemmeno ad un alloggio. Sono indigeni anche alcuni degli attuali prigionieri politici d’Argentina detenuti in assenza di un verdetto di condanna e per i quali il neonato Comitato internazionale (https://www.pressenza.com/es/2017/12/se-crea-comite-internacional-la-libertad-los-presos-politicos-argentina/) chiede la liberazione immediata: la leader dei Tupac Amaru nonché deputato del Parlamento del Mercosur Milagro Sala, il maestro wichì Agustin Santillàn, il giovane lonko di Pu Lof en Resistencia Facundo Jones Huala.

1 Giornalista che da molti anni lavora insieme alle comunità campesinas e indigene mettendo in risalto l’impatto del modello economico estrattivo sulle popolazioni rurali.

L’unico gendarme imputato nel caso, il sottoufficiale Emmanuel Echazù del Escuadron 36 di El Bolsòn, è stato nei giorni scorsi promosso a un grado superiore.  La decisione, definita da più parti una provocazione, è stata aspramente (e giustamente) criticata dalla famiglia Maldonado, che l’ha definita «prematura poiché avviene nel mezzo di una inchiesta che vuole accertare le responsabilità di questo e di altri agenti in un fatto gravissimo come quello della scomparsa e della  morte di Santiago».

3 La comunità era già stata “interessata” a gennaio da tre violenti “operativi” della Gendarmerìa e della Polizia (con agenti armati di fucili e gas lacrimogeni) che avevano causato alcuni feriti.